Le lingue ufficiali a Maiorca

In vista di un trasferimento a Maiorca, ci preme approfondire l’aspetto delle lingue che si parlano in Spagna, perché ogni Comunità Autonoma ha delle specificità che non vanno trascurate.

In Spagna si parlano 4 lingue ufficiali: il castigliano, il catalano, il basco e il gallego.



La compresenza di queste lingue e la scelta di quale prevalga sull’altra è un tema che fa della Spagna un mosaico ingarbugliato, difficile da capire per uno straniero, ma che apre a valutazioni importanti per chi si sta trasferendo.

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Un po' di storia

A metà del XX secolo, la maggior parte della popolazione delle Baleari parlava il catalano come lingua madre, mentre la conoscenza del castigliano avveniva essenzialmente attraverso la scuola, il consumo dei mezzi di comunicazione come la stampa, la radio e la televisione e, nel caso degli uomini, il servizio militare obbligatorio.

D’altra parte, le possibilità di interagire con ispanofoni “puri” erano rare, visto che il 91,1% della popolazione era infatti autoctona. La situazione demografica delle Isole Baleari iniziò a cambiare dopo il 1955 con l’arrivo di una massiccia immigrazione generata dal boom turistico. Nel ventennio tra il 1955 ed il 1975, a Maiorca arrivarono 82.657 ispanofoni, un numero enorme se si considera che la popolazione totale dell’isola nel 1975 era di 492.257 abitanti.

L’arrivo massiccio del gruppo di lingua spagnola, insieme alla valutazione negativa del catalano favorita dalla situazione politica esistente, fece sì che il castigliano diventasse una presenza significativa come lingua di interazione sociale e che i catalani iniziassero ad usare lo spagnolo per rivolgersi a persone di origine straniera. Poiché il castigliano si affermò come lingua del commercio, del potere e delle opportunità, non era raro che le famiglie di lingua catalana facessero socializzare i propri figli in castigliano per offrire loro maggiori opportunità di avanzamento sociale.

Queste circostanze contribuirono alla diffusione dello spagnolo ed al declino del catalano nelle Isole Baleari.

All’inizio degli anni ’80, con l’avvento della democrazia in Spagna, la situazione ha subito una drastica svolta quando il catalano è diventato co-ufficiale insieme al castigliano nelle Baleari, iniziando a ricevere un sostegno istituzionale decisivo in settori quali l’istruzione, l’amministrazione ed i media.

Se prima il catalano era in posizione subordinata rispetto al castigliano, dall’inizio degli anni 2000 le due lingue condividono gli stessi spazi nella vita pubblica e privata e sono valutate positivamente. Almeno negli intenti, perché la popolazione straniera sta crescendo nuovamente e, mentre la conoscenza del castigliano nelle Isole Baleari è praticamente universale, quella del catalano è condizionata dal luogo di origine dei parlanti. 

Cambio di gerarchie

Mai come negli ultimi anni si è assistito ad un uso politico della lingua per sostenere istanze vuoi indipendentiste, vuoi centraliste, dimenticando, però, che ci sono persone il cui unico interesse è mantenere in vita la propria cultura senza voler disprezzare ciò che propria cultura non è.

Da una parte, quindi, non si può che apprezzare il tentativo di salvaguardare la propria lingua, stimolandone la diffusione più ampia possibile, anche tra la popolazione straniera. 

Dall’altra, non si capisce come mai, esistendo una legge che prevede che negli istituti scolastici pubblici delle Baleari venga garantito almeno il 50% degli insegnamenti in catalano, in molti di questi stessi istituti gli insegnamenti in castigliano siano di molto inferiori al 25%. Un po’ miope come scelta di politica educativa quella di privare un alunno della conoscenza madrelingua della seconda lingua più parlata al mondo.

A meno che non si voglia intendere che oggi a Maiorca, come in Catalogna, sia il catalano a volersi affermare come lingua del commercio, del potere e delle opportunità.

Sicuramente è la lingua della sanità pubblica, territorio questo dove l’acredine tra interessi contrapposti ha trovato il suo nettare con una pandemia di mezzo. Che manchino medici ed infermieri perché a Maiorca si richiede il catalano è una semplificazione della realtà, visto che anche a Madrid non ci risulta personale sufficiente in questi anni. Certo che in un contesto di difficoltà generale, l’interesse da difendere è quello di una TAC in breve tempo, non quello di essere curato in catalano, e ad onor del vero in pieno Covid si è adottato proprio questo criterio. 

Ma non sono solo i grandi temi a tenere banco: a Campanet è da poco sfociata una polemica legata alla toponomastica dei cartelli stradali. Se i turisti nord-europei in bicicletta richiedono indicazioni in castigliano per non perdersi, una parte del piccolo comune si oppone, rimanendo fedele al catalano. 

E per difendere così strenuamente anche solo il nome di una località, vuol dire che quel suono, quelle parole, le hanno sentite veramente in pericolo nel corso della storia; nonostante questo, se il nuovo obiettivo da raggiungere è la diffusione del catalano nella popolazione non autoctona, con questa strenua difesa, che rischia di essere percepita come chiusura, non si può arrivare lontani.

Il maiorchino

E quando pensi che la situazione si presenti già abbastanza variopinta, ecco che la precisazione qui si parla maiorchino, non catalano ti confonde ancora di più. Eh sì, perché quello che noi considereremmo un dialetto, in verità qui per alcuni è Sa Llengua.

Possiamo azzardarci a dire che il maiorchino per l’80% è uguale al catalano, mentre per un buon 20% ne differisce. Molte parole sono diverse, gli articoli sono diversi (a Maiorca si usano gli articoli cosiddetti salati, es e sa; mentre in Catalogna no), l’inflessione è diversa.

Il maiorchino si è tramandato oralmente, per cui nelle scuole pubbliche i libri di testo sono in Catalano, mentre capita che nella comunicazione verbale con il proprio professore o i propri compagni di classe si usi il maiorchino. 

Ogni Comunità Autonoma della Spagna in cui si parla una variante del catalano, ci tiene a fare in modo che non esista una variante dominante (se non forse la propria). Per questo all’Aeroporto di Barcellona trovate il cartello Sortida per indicare l’uscita, mentre a Valencia il cartello Eixida.

Non sono quindi infrequenti discussioni tra maiorchini che difendono il maiorchino e maiorchini che difendono il catalano, momento in cui noi forestieri solitamente ce la filiamo a gambe levate, pensando tutto sommato che il Trentino Alto Adige non sia poi una grande questione.

Ma quale lingua imparare?

La risposta è: dipende! A Maiorca si può vivere senza conoscere il catalano, ma non tutti ci troviamo nella stessa situazione: può essere molto diversa l’esperienza di chi vive a Palma per fare la stagione, da chi ha scelto di vivere in un pueblo con la propria famiglia. 

Tra l’altro, anche se il castigliano all’inizio è una lingua molto più “amica”, il catalano si presenta come  simile all’italiano, anche per quanto riguarda la costruzione delle frasi; quindi niente paura!

Al di là del luogo dove si vive, la scelta o meno di imparare il catalano può incidere anche sulle proprie prospettive professionali: il B2 di catalano, oltre che per i settori già citati, può costituire la certificazione necessaria per partecipare ad alcuni bandi in ambito culturale, ambientale e sociale.

C’è comunque da dire che la conoscenza del catalano, in vista di un trasferimento, non è la priorità nella maggior parte dei casi, ma eventualmente può essere la priorità dei vostri figli al momento della scelta della scuola (pubblica, concertada o privata). 

Tuttavia, con il catalano o il maiorchino, in un modo o nell’altro, chi vive qui da tanto tempo deve averci a che fare, per cui bon dia, com anam, graciesadeu, saranno espressioni alle quali non si potrà rinunciare, e per fortuna direi.

Il castigliano diventa di conseguenza la lingua sulla quale concentrarsi prima, e dobbiamo dire che una buona scusa per imparare la lingua spagnola è poter avere accesso ad una produzione letteraria e cinematografica immensa. Questo aiuterà anche a smarcarti dallo spagnolo de la calle, gergale quanto indispensabile all’inizio, potendo poi acquisire nel tempo diversi registri.

Ricorda, infine, che se vuoi dare l’impressione di parlare bene una lingua, devi concentrarti sulla pronuncia. Se pronunci bene una lingua, non importa che il tuo lessico sia limitato. Se, invece, ti concentri solamente su grammatica e vocabolario ma non riesci a fare uscire una J alla spagnola, ecco che agli occhi altrui sarai quello che, pur declamando come Cervantes, ha delle difficoltà. 

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