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Trekking a Maiorca

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Non sai quante volte mi sono sentito rivolgere domande come “Ma tu vivi a Maiorca? E d’inverno, a Maiorca, cosa fai, ti annoi vero?”. Non ti nascondo che uno dei motivi che mi ha spinto a lanciare Vivere Maiorca è proprio questo: far sapere alla gente là fuori che in inverno ci sono un sacco di cose da fare… come il trekking a Maiorca!

Indice articolo

I migliori sentieri per il trekking a Maiorca

Maiorca è un autentico paradiso per gli amanti del trekking, della mountain bike e dell’arrampicata! La Sierra de Tramuntana, la catena montuosa che taglia Maiorca trasversalmente, è un fitto intreccio di sentieri e percorsi che collegano tra loro borghi, calette e altri luoghi interessanti nel bel mezzo della montagna.

Il trekking sull’isola è un’esperienza unica, un viaggio nel tempo e nella storia di Maiorca, una scoperta continua di angoli, sentieri e segreti inaspettati che l’isola conserva gelosamente. Ogni volta che mi inoltro tra le montagne della Sierra de Tramuntana, rimango a bocca aperta come un bambini e mi innamoro ancora di più di quest’isola.

Dunque sei pronto a scoprire il trekking a Maiorca ed alcuni dei sentieri più interessanti da percorrere raccontati da noi che conosciamo la natura di Maiorca come le nostre tasche? Ma attento, questo è solo un antipasto. Sergio, il Tour Leader di Vivere Maiorca, ha percorso più di 200 sentieri sull’isola…alcuni dei quali davvero segretissimi, sconosciuti perfino agli stessi maiorchini.

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Top 10 trekking a Maiorca

Maiorca è dunque un paradiso anche per gli amanti del trekking, incredibile vero?

Abbiamo, quindi, scelto per voi 10 itinerari da non perdere.  Non pretendiamo certo che siano i migliori, o i più difficili, o i più belli.

Sono quelli che riteniamo davvero essenziali per conoscere l’isola non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche storico, culturale ed etnografico.

Sono distribuiti equamente su tutti i punti cardinali dell’isola, con qualche piacevole sorpresa anche per chi alloggia a Palma e dintorni e non ha la voglia o la possibilità di effettuare spostamenti lunghi.

Ma prima qualche consiglio su come affrontare un percorso a Maiorca.

Sull’isola la rete di sentieri è solo in piccola parte ben strutturata e organizzata. Non esiste infatti un ente preposto alla cura e al mantenimento di questi percorsi, come invece accade in Italia con il CAI, ma solo associazioni locali che contribuiscono in maniera sempre più organica al rilancio di una forma di turismo sostenibile.

In questo contesto si sta provvedendo ad unificare tutta la rete per garantire ai trekkers di compiere l’intero periplo dell’isola. La presenza di alcuni rifugi, relativamente economici, che consentono oltre al riposo anche una buona colazione ed un pasto rigenerante, completano l’offerta. E a proposito di rifugi, hai dato un’occhiata alle nostre traversate? Vuoi pianificare un cammino di più giorni fra le meraviglie dell’isola? Contattaci attraverso il nostro servizio di Escursioni su Misura.

Anche la segnaletica spesso a Maiorca puo’ risultare fuorviante; se in Italia siamo abituati alle consuete tracce rosse e bianche che guidano il nostro cammino, a Maiorca la segnaletica più comune è rappresentata dalle fitas, piramidi di pietre ammassate una sopra l’altra che indicano, con più o meno precisione a seconda dei casi, la direzione da seguire. Il problema è che spesso gli escursionisti, credendo di agevolare chi verrà dopo di loro, accavallano diverse fitas generando disorientamento.

Naturalmente, anche a Maiorca sono presenti segnali verticali che indicano direzione e tempi di percorrenza, ma ciò non toglie che, prima di affrontare in solitaria un percorso sull’isola, sia opportuno avere qualche nozione di cartografia e di orientamento. Troppo spesso, troppe volte all’anno, leggiamo sui giornali locali di delicate (e costosissime) operazioni di recupero effettuate dai soccorritori di montagna qui a Maiorca.

Il periodo migliore per il trekking a Maiorca va da ottobre a maggio, ma ci sono buone notizie anche per i vacanzieri d’alta stagione.

Da giugno ad agosto, infatti, oltre alla possibilità di effettuare tratti costieri che consentono tuffi rigeneranti in calette solitarie, esplorare le numerose grotte dell’isola sarà più’ facile. L’attività carsica che contraddistingue la maggior parte delle cavità sarà meno intensa e di conseguenza il terreno sotto i nostri piedi meno umido e scivoloso.

Ma soprattutto, questa è la stagione ideale per affrontare il Torrent de Pareis, il secondo canyon più lungo d’Europa dopo le gole di Samaria a Creta, un’avventura selvaggia più che un semplice percorso di trekking. MA ATTENZIONE: mai farlo da soli! Non è un percorso per tutti ed è davvero complicato in alcuni punti.

Insomma, Maiorca è speciale anche per questo, per la sua varietà e per la possibilità che offre a tutti di costruirsi la vacanza ideale secondo le proprie attitudini, in ogni stagione e anche solo per un week-end. E poi, oltre ai sentieri tradizionali, con le nostre Escursioni su Misura potrai fare con noi uscite notturne, cammini al tramonto, escursioni astronomiche e tanto tanto altro.

Ma ora è il momento di mettersi in marcia e, come sempre diciamo all’inizio di ogni nostra escursione, “tutto quello che sale sulla montagna deve scendere dalla montagna”. Tradotto: rispettate sempre il luogo che attraversate senza mai lasciare traccia del vostro passaggio.

Avanti trekkers, buon cammino!

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1. Sierra de Na Burguesa

Partenza:Palma
Arrivo:Palma
Difficoltà:Intermedio
Lunghezza:10,2 km
Durata:5 ore
Dislivello:+ 400 m / -400m

Avete portato torce e luce frontale? No tranquilli, non andiamo a fare un tour notturno nel cimitero, anche se in realtà si parte proprio da un cimitero molto particolare particolare.

Ci troviamo nella periferia di Palma, a ridosso delle sue colline, e proprio qui si trova un luogo di grande interesse storico dove sono sepolti i nobili “carlisti” maiorchini, ossia coloro che difendevano nei secoli passati la Lex Salica, quella legge di successione al trono che escludeva le donne da qualsiasi diritto regale.

La nascita del movimento carlista deve infatti le sue origini all’incoronazione di Isabella II di Spagna nel 1833, in contrasto con la linea dinastica che avrebbe invece portato al trono suo zio, l’Infante Carlo.

Con questo excursus storico siamo pronti ad immergerci nella natura alle spalle della città, vero scrigno di tesori inaspettati.

Si risale uno stretto vallone, fino ad un antico bivio utilizzato dai pastori come snodo per raggiungere i paesi limitrofi, dove troviamo i ruderi di una vecchia locanda utilizzata dai viandanti per rifocillarsi e riposare nelle piccole camere a disposizione.

Svoltiamo verso sinistra ed uno stretto sentiero ci porta verso le due principali attrazioni del percorso: un’antica miniera in disuso il cui ingresso e’ letteralmente intagliato nella montagna, ed una grotta a più  sale dove ammirare le varie formazioni createsi nel corso dei millenni.

Fra le colline di Na Burguesa si nascondono piu’ di 400 cavità inventariate e mappate; è come trovarsi di fronte a una gigantesca forma di formaggio bucherellata fino a centinaia di metri di profondità a causa di movimenti meccanici del suolo. Tutto ciò, dovuto anche al principale materiale che compone queste montagne, il gesso.

Dopo aver ammirato alcune cave utilizzate agli inizi del 1900 per estrarre questo materiale da costruzione, ed aver raccolto durante la stagione adatta una manciata di corbezzoli, si ritorna lentamente al punto di partenza dell’itinerario.

Il percorso non presenta difficoltà tecniche elevate, ma raccomandiamo attenzione per l’orientamento, data la mancanza assoluta di segnalazione e l’alto numero di sentieri che si intrecciano fra queste colline. Ma soprattutto, occhio all’interno delle grotte, dove ampie voragini si possono improvvisamente aprire sotto i vostri piedi.

E’ davvero incredibile pensare che a soli 10 minuti di macchina si possa passare dalla Seu e dai locali notturni di Palma a tutto questo.

2. Son Real

Partenza:Son Serra de Marina
Arrivo:Son Serra de Marina
Difficoltà:Facile
Lunghezza:10 km
Durata:4 ore
Dislivello:pianeggiante

Ci spostiamo dall’altra parte dell’isola, ma un po’ di strada in più ripagherà i chilometri percorsi.

L’itinerario si snoda agevolmente lungo la costa e non presenta nessun tipo di dislivello o difficoltà tecnica. Lo consigliamo a chiunque, anche ai più piccoli o a chi vuole portare il proprio amico a quattro zampe a fare una bella passeggiata.

Il vento qui soffia sempre un po’ più forte, ma la vastità del paesaggio ci dà la sensazione di respirare per la prima volta.

Si parte da Son Serra de Marina, tranquillo borgo turistico sulla costa nord, per imboccare un comodo e largo sentiero costiero, fra spiagge da cartolina, surfisti a cavallo delle onde e gli immancabili volatili che accompagnano il cammino.

Siamo a ridosso di una zona protetta per la ricostruzione dunare di Maiorca, e senza accorgercene, ci ritroviamo nel punto cruciale del percorso, un luogo tanto bello quanto ricco di storia: un dolmen di 4.000 anni fa, una grotta usata come tomba familiare in epoca preistorica e, per finire, una meravigliosa necropoli in riva al mare, che tanto ci dice delle usanze funebri dei popoli talayotici.

I dolmen erano costruzioni complesse per l’epoca, ma al di la’della tecnica costruttiva quello che colpisce maggiormente e’il loro orientamento a sud-ovest, verso il tramonto al solstizio di inverno, forse perche’ la morte veniva vista non come una resurrezione dell’anima ma come il definitivo declino della vita.

Ma il momento più emozionante dell’escursione, arriva quando ci ritroviamo davanti ad una necropoli preistorica scoperta negli anni 50’, composta da 143 tombe ospitanti 425 individui compresi tra i 33 e i 38 anni. Qui sono state ritrovate dagli archeologi numerose testimonianze, come elementi di artigianato, pezzi di ceramica ed altri utensili di vita comune.

Un ultimo momento di contemplazione e siamo pronti per ripercorrere a ritroso i passi dell’andata, magari dopo un bagno nelle meravigliose acque di levante, con la salsedine sulla pelle e le urla dei gabbiani a coronare una splendida giornata.

3. Puig de Galatzò

Partenza:Estellencs
Arrivo:Estellencs
Difficoltà:Elevata
Lunghezza:10,4 km
Durata:6 ore
Dislivello:+ 840m / – 840m

Il Puig de Galatzò è semplicemente la montagna magica dei maiorchini!

Isolata rispetto alle altre cime della Sierra de Tramuntana, si erge imponente con una forma che ricorda il Cervino.  Luogo di leggende e misticismo, è sicuramente una delle mete più ambite, e dalla sua cima si può  abbracciare quasi tutta la terra emersa.

Le vie per il Galatzò sono diverse, alcune molto complicate, altre più semplici. Noi abbiamo scelto un itinerario di difficoltà elevata, soprattutto per il dislivello importante a cui sottoporre le proprie gambe, ma tecnicamente accessibile, fatto salvo per qualche tratto a cui prestare attenzione nella ridiscesa a valle.

Ci è capitato in ogni caso di vedere anche famiglie che affrontavano il percorso, quindi se siete allenati nessuna paura e via verso l’avventura!

Il punto di accesso lo si trova lungo la strada costiera della Sierra de Tramuntana, per poi iniziare subito l’ascesa su di una mulattiera larga e sterrata, ma con buona pendenza.

Si svolta ad un primo bivio che conduce ai ruderi di un’antica stalla per bovini, oggi attrezzata per piacevoli pic-nic nel bosco. I segni del passato non mancano, essendo evidenti le tracce lasciate dai carboneros maiorchini. La trasformazione della legna dei boschi in carbone era infatti una delle attività economiche più importanti sulla Sierra de Tramuntana fino agli anni 60’.

A questo punto le vie per raggiungere la sommità sono due: noi preferiamo la più breve, ma anche la più ripida, salendo per stretti tornanti che consentono di superare velocemente un buon dislivello. Il bosco comincia a diradarsi, mentre le pareti rocciose calcaree maiorchine mostrano tutta la loro asprezza e i loro incredibili colori.

Si raggiunge quindi un altopiano da cui, svoltata una curva a destra, con un po’ di fortuna apparità la sagoma della cima del Galatzò. La sommità è infatti spesso coperta da nubi, tanto da meritarsi l’appellativo di montagna con il sombrero. Si continua a salire fiancheggiando il corso di un torrente, mentre il panorama appare sempre più incredibile. Le nuvole sono sotto i nostri piedi e appaiono come un mare di batuffoli d’ovatta bianchissima.

Si prende ancora quota, per poi iniziare finalmente l’ultima salita fra le rocce, fra le quali il sentiero man mano scompare lasciando il posto solo ad una debole traccia fra grossi massi; il punto più ripido e aspro in cui l’uso delle mani risulta necessario per aiutarsi nella salita ci aspetta! Arrivati su, Maiorca è ai vostri piedi in tutto il suo splendore.

Baciati dal vento e dal sole,  si può scendere per un’altra via rispetto all’andata che, agevolmente, riporta nel bosco; i ruderi di un antico pozzo e di un tipico qanat usato dagli arabi per incanalare le acque sotterranee della Sierra de Tramuntana, riportano indietro nel tempo.

Una sete improvvisa e la borraccia quasi vuota cominciano a dare al percorso un’aura di epicità, ma in men che non si dica siamo al punto di partenza.

4. Camì dels Presos

Partenza:Cala Sant Vicenç
Arrivo:Cala Sant Vicenç
Difficoltà:Facile
Lunghezza:3,5 km
Durata:2 ore
Dislivello:+ 150m / – 150m

 

Sulla strada che conduce a Port de Pollença prendiamo il bivio per Cala Sant Vinçent, uno dei pochi luoghi nell’isola ancora poco invasi dal cemento.

Parcheggiamo comodamente qualche decina di metri prima di arrivare a mare e lì ha inizio il Camì dels Presos, un percorso breve, adatto a tutti, ideale anche per famiglie con bambini al seguito..

La strada che sale dolcemente tra le montagne fu costruita tra il 1937 e il 1940 dai prigionieri politici detenuti a Maiorca durante il periodo franchista. In quegli anni, infatti, le Baleari erano delle vere e proprie carceri a cielo aperto e morirono centinaia di uomini, sfruttati come bestie, per i fini militari del generale.

Imboccata la via, dopo qualche centinaio di metri nel bosco, un monumento commemorativo fa posare lo sguardo sul cancello vicino, apparentemente chiuso, al cui lato è posta una piccola scaletta di legno. Una volta superato l’ostacolo si muovono già i primi passi sul cammino.

La pendenza è dolce e dopo le prime curve già si può ammirare da una posizione privilegiata la Sierra del Cavall Bernat, Es Colomer, e la baia di Cala Sant Viçent.

Proseguendo e superando sulla sinistra una vecchia cava che ai più fantasiosi apparirà come una montagna mangiata a morsi, giungiamo ad un tunnel scavato nella roccia, che può essere esplorato senza pericoli.

Allungandoci verso il promontorio, che quasi richiama magneticamente ad ammirare la bellezza circostante, possiamo notare ciò che resta di un’ installazione militare antiaerea mai terminata dai falangisti, con tanto di gallerie e basi di appoggio per i cannoni Vickers.

Ma questo è anche il luogo preferito di nidificazione del voltor negre (l’avvoltoio monaco in italiano), specie protetta ed estinta in Italia dagli anni 60’. Il voltor negre è il rapace più grande d’Europa, con una apertura alare che sfiora i 3 metri. Vederne volare uno sopra la propria testa è una delle esperienza più belle, ma allo stesso tempo più comuni per i frequentatori dei sentieri maiorchini.

Appena più distante, lungo la cresta della montagna, qualche fitas spinge gli appassionati di fotografia a inerpicarsi fino a raggiungere il luogo ideale per un 360 gradi che spazia da Formentor alle bianche case del porto, e quindi su fino a s’Albufereta, le lunghe spiagge di Muro, i profili di Levante.

E’ un luogo selvaggio, senza tempo, dove si è tentati di fare da vedetta, come si faceva secoli fa da queste creste: “Pirati in vista!”

5. Barranc de Biniaraix

Partenza:Biniaraix
Arrivo:Biniaraix
Difficoltà:Intermedio
Lunghezza:9 km
Durata:5 ore
Dislivello:+ 715m / -715m

Partiamo dal pittoresco villaggio di Biniaraix, incastonato fra le montagne della Serra de Tramuntana, il cui nome riporta alla dominazione araba dell’isola intorno al XII secolo.

Iniziata la marcia, ci aspettano pareti di roccia verticali, una spaccatura profonda da risalire, 1.932 gradini di pietra da affrontare e, quando il torrente è carico d’acqua, il passaggio su piccoli ponti che rendono il cammino ancora più spettacolare.

Non c’è itinerario migliore sulla Sierra per scoprire la tecnica costruttiva della pedra en sec che, tramite l’apposizione di pietre ad incastro senza malta o calce, ha reso possibile nel corso dei secoli la diffusione dell’attività agricola in zone apparentemente inaccessibili.

Più che in altre zone del Mediterraneo, la pedra en sec a Maiorca influenza e modella il paesaggio, testimoniando le forme di vita rurale sull’isola e regalando un vero e proprio viaggio nel tempo.

Il restauro ed il mantenimento di questi muretti è oggi affidato alla sapienza dei margers, un mestiere che nel corso degli anni ha rischiato di essere dimenticato, se non fosse per un’apposita scuola creata per recuperare questa antica tecnica costruttiva.

Dopo aver affrontato numerosi tornanti ammirando il faro di Port de Soller e il blu infinito del mare, in cima al sentiero l’altopiano dell’Ofre accoglie i trekkers per un meritato riposo.

Una volta pronti per la discesa e dopo aver percorso parte del sentiero dell’andata, un bivio porta lungo l’antico cammino per Biniaraix. Consigliamo vivamente questa deviazione che permette di definire la perfetta circolarità dell’itinerario e di mantenere attivi i sensi su terreni ancora non battuti.

La giornata volge al termine, nel pueblo un gatto sonnecchia placidamente mentre i bar servono arance appena spremute. Questo è fare trekking in un luogo patrimonio mondiale dell’umanità.

6. La Trapa

Partenza:Sant Elm
Arrivo:Sant Elm
Difficoltà:facile
Lunghezza:9 km
Durata:4 ore
Dislivello:+ 410m / – 410m

La Trapa e’ sicuramente uno dei sentieri più conosciuti e panoramici dell’isola, un grande classico. La meta è un vecchio monastero con annesso mulino che si specchia sulla stupefacente isola della Dragonera, ma le vie di accesso sono numerose e le varianti più o meno complicate.

Ad oggi il complesso della Trapa e’ in fase di ristrutturazione e ospiterà un rifugio per gli amanti del trekking, nonché uno spazio per il campeggio in tenda (con l’autorizzazione dell’associazione che si occupa della gestione, il GOB).

Partiamo da Sant Elm, l’ultimo avamposto a Ponente prima del mare, e dopo aver superato il centro abitato troviamo una piazzetta dove poter parcheggiare la macchina. Si risale lungo un sentiero comodo e ben tracciato sul quale troviamo anche punti di riferimento che confermano la bontà della direzione intrapresa, come ad esempio un vecchio casolare ormai ridotto a rudere.

La vegetazione e’ straordinaria: erica, lentischi e rosmarino selvatico riempiono di profumi tutta la zona, così come tanti piccoli pini di Aleppo appena piantati per il progetto di riforestazione di questa porzione di territorio, dopo l’incendio che nel Luglio del 2013 distrusse 2.347 ettari di bosco.

Arrivati in cima, la Trapa accoglie i camminatori con il suo meraviglioso balcone a strapiombo sul blu. Ancora poche centinaia di metri ci separano dalla meta, e già possiamo vedere dall’alto tutto il complesso, immaginando il lavoro nei campi dei monaci che qui abitavano e che qui avevano deciso di dedicarsi al silenzio e alla solitudine.

In cielo, invece, il continuo passaggio dei falchi Eleonora. Ma attenzione, se state programmando un fuori stagione a fine autunno, sappiate che il nostro caro rapace si trova a svernare in Madagascar. Beato lui!

Ormai pronti ad affrontare la via del ritorno, si può chiudere il cerchio superando un promontorio roccioso che rappresenta l’unico punto complicato del percorso, superato il quale ci si  ricongiunge con il bosco.

Da qui, l’orientamento è semplice: Sant Elm è davanti a noi, sulla nostra destra il mare e dietro di noi un grande classico di Maiorca con cui davvero non si sbaglia mai.

7. Base di Refeubetx

Partenza:El Toro
Arrivo:El Toro
Difficoltà:intermedio
Lunghezza:14,8 km
Durata:6 ore
Dislivello:+ 400m / – 400m

A pochi chilometri da Palma si trova la località di El Toro, la Beverly Hills maiorchina, con belle ville sulle colline e un porto frequentato da yacht lussuosi.

È proprio da qui che parte un itinerario costiero, a dire il vero poco conosciuto, che ci porterà a fare un salto nel recente passato dell’isola, senza tralasciare scorci naturalistici e paesaggistici che ci riempiranno di meraviglia.

Un terreno roccioso a circa 150 metri sul livello del mare accoglie una vecchia base militare, oggi semi-abbandonata ed usata sporadicamente per esercitazioni di tiro.

Siamo all’alba del 1930 e qui si può vagare fra installazioni in disuso, dormitori, alloggi, mense, case degli ufficiali, vecchie postazioni dove troneggiavano i cannoni antiaerei. Ma il vero spettacolo non è in superficie, bensì sottoterra: un dedalo di antichi tunnel militari di servizio è rimasto praticamente intatto, con il tempo che sembra essersi fermato in un silenzio surreale, il silenzio della guerra.

Perche’ questi luoghi sono stati lasciati cosi, senza un progetto di recupero e mantenimento?

Dovete sapere che agli inizi degli anni 80’, poco prima della fine della Guerra Fredda, le strategie militari prevedevano l’uso sempre più diffuso di missili. Di conseguenza molti avamposti militari, fortini ed infrastrutture di artiglieria caddero in disuso e i terreni sui quali sorgevano vennero restituiti ai vecchi proprietari. Eccezion fatta per Rafeubetx, dove si mantiene la giurisdizione militare, nonostante l’intensità delle attività in zona sia ormai pari a zero..

La decadenza delle installazioni e la povertà artistica dei graffiti di alcuni writers non minano il fascino di quello che possiamo considerare un vero e proprio museo a cielo aperto. Chissà se con il passare degli anni non ci si renda conto del valore inestimabile di questo posto, che ad oggi e’ dimenticato forse per la prossimità storica che non lo rende ne’ un luogo antico ne’ un luogo contemporaneo.

 Dopo aver osservato il sistema di trincee che difendeva la baia di Santa Ponça, il panorama che si apre da un vecchio posto di vedetta è fantastico, soprattutto in prossimità di uno dei tanti fari dell’isola.

Pronti a imboccare la via del ritorno, sotto di noi gli sbuffi del mare agitano le riflessioni sul passato e sulla storia di questo piccolo e invisibile angolo di mondo.

8. Camì de s'Arxiduc

Partenza:Valldemossa
Arrivo:Valldemossa
Difficoltà:intermedio
Lunghezza:12,5 km
Durata:6 ore
Dislivello:+ 880m / – 880m

Nel 1883 l’Arciduca d’Austria Luigi Salvatore tracciò questo cammino che conduce alla scoperta di alcuni tra i panorami più belli della Sierra de Tramuntana, dando l’occasione per conoscere uno dei personaggi più importanti e influenti dell’arcipelago.

Partiti dallo splendido borgo di Valldemossa dopo aver fatto un abbondante colazione a base di cocas de patata, si entra all’interno del Parco del Voltor, territorio al centro di un progetto di recupero e conservazione tra i più riusciti sull’isola.

La salita ha una buona pendenza, ma la vista ripaga lo sforzo, attraversando secoli di storia locale: case di neve, forni di calce, pire di carbone e antichi qanat arabi.
Si continua a salire nel bosco, fino ad un bivio che permette di raggiungere un altopiano in quota, vero punto di inizio dell’antico cammino tracciato dall’Arciduca.

Ci troviamo di fronte ad una vera e propria opera ingegneristica, un sentiero ciottolato lungo il cornicione della montagna, a strapiombo sulla valle sottostante. I borghi sembrano puntini in lontananza, le vele delle barche si confondono tra le onde, Sa Foradada, la roccia forata più famosa dell’isola, è sotto di noi.

Alzando lo sguardo al cielo, una coppia di avvoltoi si corteggia compiendo evoluzioni circolari, mentre il rumore di un masso ci distoglie fino ad incontrare un gruppo di capre selvatiche. Là davanti a noi, sul cucuzzolo della montagna, il rifugio che l’Arciduca aveva scelto per contemplare la natura.

Mecenate, scienzato, scrittore e molto di più. Figlio ribelle degli Asburgo, parlava dieci lingue e fu il primo vero promotore del turismo nelle isole Baleari. Su di lui tante storie, tra verità e leggenda, che raccontate in cresta sono ancora più ammalianti.

Il Die Balearen, la sua opera più importante, è ancora oggi riferimento per gli storici e gli appassionati dell’isola: usi, costumi e tradizioni dei maiorchini non sono mai stati raccontati con così tanta dovizia di particolari.

L’aria è pulita, la discesa gradevole, si superano i ruderi di antichi insediamenti, patrimonio etnografico di immenso valore, fino alla finca di Son Moragues, dove si trova una delle 42 cases de neu della Sierra de Tramuntana; circostanza inusuale a queste altitudini (600 metri s.l.m.), a testimonianza di quanto sia stato forte l’impatto del cambiamento climatico.

Prima della produzione industriale di ghiaccio, i nevaters raccoglievano e ammassavano la neve in queste installazioni, pigiandola faticosamente come fosse uva sotto i loro piedi. Durante la stagione estiva poi, carri trainati da muli trasportavano al pueblo la neve pressata che oramai si era trasformata in ghiaccio.

Superata una scaletta di legno, si scorge Valldemossa in lontananza, con la Cartoixa e il campanile della chiesa di Sant Bartomeu che si riconoscono distintamente fra i tetti delle case.

Di fronte a tanta bellezza sarebbe facile cedere alle tentazioni di un gigantesca freccia rossa che indirizza a sinistra, ma oramai nulla può confondere dei trekkers navigati come voi, e se chiedete in giro la risposta sara’ sempre quella: todo recto, sempre dritto!

9. Torrent de Pareis

Partenza:Escorca
Arrivo:Sa Calobra
Difficoltà:Molto Elevata
Lunghezza:7 km
Durata:6 ore
Dislivello:+ 150m / -750m

Il Torrent de Pareis non è un luogo qualunque per chi vive sull’isola, ma un istituzione! E’ una conquista per molti, un’emozione per chi è abituato a percorsi davvero impegnativi, un incubo per gli improvvisati ed i meno esperti.

Percorribile a piedi solo in estate, quando il caldo maiorchino secca il torrente, il canyon del Pareis è uno dei percorsi che più facilmente si può trovare descritto nel web. Ed proprio questo il problema: noi che ci entriamo regolarmente, molto spesso incontriamo camminatori improvvisati, persone spaesate, gruppi non attrezzati nè consapevoli di dove si stanno infilando.

Proprio per la sua natura molto particolare, abbiamo scritto un articolo a parte focalizzato solo sulla discesa del canyon del Pareis. Due consigli, però, sono davvero necessari:

  • Non fatelo mai da soli se non conoscete il percorso
  • Non sottovalutate Maiorca; le sue montagne sono aspre e piene di insidie.
 
Se vuoi saperne di più, ecco l’articolo approfondito dedicato al Torrent de Pareis.

10. Castell d'Alarò

Partenza:Alarò
Arrivo:Alarò
Difficoltà:Elevata
Lunghezza:16,8 km
Durata:7 ore
Dislivello:+ 960 / – 960m

Il Castell d’Alarò è una delle tre roccaforti rocciose i cui resti sono presenti sull’isola, sicuramente la più conosciuta e la più frequentata. Fu teatro di numerose battaglie medievali per il controllo del territorio e scenario di leggende antichissime.

Questo itinerario è il più lungo e completo, ma le vie di accesso sono diverse e si può optare per varianti brevi, senza alcuna difficoltà tecnica, come ad esempio la via che parte da Es Verger o quella che si imbocca da Orient.

La difficoltà elevata della nostra escursione non è solamente dettata dal dislivello importante, ma anche da una deviazione con tratti leggermente esposti che ci porterà in un anfratto magico, a strapiombo sulla valle.

Si parte dal centro storico di Alarò, sonnecchiante pueblo ai piedi dell’omonimo Puig de Alarò, per risalirne lentamente le pendici tra campi coltivati e antiche fincas. Il percorso è in gran parte su strada, sebbene le pendenze si facciano sentire sin dall’inizio. Il terreno stabile sotto di noi ci permette comunque di tornare indietro nel tempo, quando la cavalleria da guerra risalì lo stesso lastricato.

Una volta entrati  nel castello dal portone d’accesso ancora ben conservato, ci accoglie un belvedere spettacolare su tutta la Sierra de Tramuntana. Subito ci si rende conto dell’inaccessibilità del luogo e l’ingresso (o la fuga) per i nostri antenati doveva essere sicuramente meno piacevole: dal matacan venivano lanciate pietre e olio bollente, mentre dall’altro lato gli orridi rendevano impossibile qualsiasi tentativo di ritirata.

Ma l’uomo si sa, ha mille risorse, e proprio da qui nasce la leggenda di Fonoll, un capo saraceno che difendeva la rocca durante l’assedio cristiano. L’isola era ormai tutta in mano all’esercito di Giacomo I, rimaneva da conquistare solo l’ultimo avamposto musulmano, l’inespugnabile Castell d’Alarò.

Il “moro” Fonoll pianificò la fuga attraverso il burrone, e qui sta il genio: per ammortizzare la caduta sua e dei suoi prodi decise di mettersi in testa dei grandi vasi di terracotta. Da vero condottiero fu il primo a lanciarsi e, manco a dirlo, si schiantò al suolo. Poco vicino, un umile pastore ebbe l’arguzia di gridare ad alta voce: “Fonoll, Fonoll!” I saraceni, pensando si trattasse di un’esclamazione per la riuscita della missione, si gettarono in massa dal castello, morendo uno per volta.

Una chiesetta e un piccolo museo arricchiscono il complesso, ma le sorprese non finiscono: un percorso stretto ci porterà alla torre del Migjorn, da cui si accede attraverso una piccola spaccatura nella montagna, ad una grotta che ci farà venire voglia di spiccare il volo.

Rimaniamo in silenzio a contemplare il volo in picchiata di un rapace, mentre tocchiamo con mano la pietra fredda che ci sostiene. Un ultimo sospiro e con più calma del solito siamo pronti ad aggirare il colle e ridiscendere lentamente verso il XXI secolo.

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